giovedì 27 novembre 2008

Cold War Kids @ Spazio 211, Torino 22-11-08

Capita a tutti di sbagliare.
Di vederci male, di avere una prima impressione che non rispecchia la verità.
Beh, a tutti quelli che non credevano (o non credono tutt'ora) nei Cold War Kids e al loro talento dico: ricredetevi.
Tornate sui vostri passi e ammettete di avere sbagliato.
Perchè questi quattro ragazzi, che potrebbero passare per sfigati qualunque, hanno la capacità di creare canzoni, atmosfere e storie davvero uniche.
La prima volta che ho sentito una loro canzone, sono subito corso in un negozio di dischi a cercare il loro primo album.
Ma gli album, i DVD, i singoli, gli EP, per quanto validi, ottimi e "ricchi", non rendono idea della forza e dell'energia che i CWK hanno.
Per farsene un idea bisognava presentarsi allo spazio 211, sabato sera a Torino, dove i CWK concludevano la loro prima e brevissima tourneè in Italia.
Ammetto di essere stato parecchio emozionato all'idea di vederli dal vivo, perchè alcune loro canzoni hanno caratterizzato un'intera fase della mia vita e, più in particolare, una canzone, Hospital Beds, mi ha accompagnato nei meandri malinconici dello scorso inverno.
La scleta della location scatena opinioni differenti. Penso sia bello poterli apprezzare da vicino, senza distanza effettiva tra il palco e il pubblico, in modo da poter vivere e sentire le fantastiche storie di vita vissuta di Nathan Willett e soci.
Allo stesso tempo, un palco così piccolo non basta ai CWK. Vagano, vagabondano, si muovono, si danno testate, si calciano, ondeggiano come bambini autistici, sembra proprio che vogliano uscire dagli stretti confini del palco.
Cercano il pubblico con lo sguardo; in Robbers fanno spegnere le luci, illuminando i volti del pubblico, cercando occhiate soddisfatte e compiaciute.
Non è un concerto, è un esperienza, perchè ti senti un loro amico, un loro compagno di bevute. Senti di poterti avvicinare a loro e poter scambiare quattro chiacchere, senti di essere come loro.
Non danno l'impressione di inavvicinabilità di qualsiasi altra band.
Ascoltando le parole delle loro canzoni, ti senti il padre di famiglia ubriacone di We Used To Vacation, o il vecchio morente di Hospital Beds o, perchè no, l'amante che non ne può più della donna che ama di Hang Me Up To Dry.
Il miscuglio irresistibile di soul, blues e rock, scatenato da questi quattro ragazzi che di californiano hanno solo i documenti, non lascia spazio a dubbi, a pensieri contrastanti, a forse.
E' innegabilmente ottima musica.
Ottima.

Quella che ti immagini di ascoltare seduti in un porticato di New Orleans; su un tram di San Francisco; o negli scantinati unti e sudaticci di New York.
La musica col cappello. Elegante. Educata. Di classe.
Ma non per questo meno sporca. Cattiva. E con la puzza di strada addosso.
Forse le mie lusinghe vi avranno stufato. Beh in questo caso ascoltateveli da soli.
Godeteveli.
Non c'è altro da fare.
Dovete semplicemente goderveli.
Siete ancora qui?



Francesco Ruggeri

domenica 23 novembre 2008

Benvenuti

Benvenuti a tutti.
Inauguro questo blog con l'intenzione e la voglia di proporvi musica.
Recensioni, concerti, notizie.
Tutto ciò che io, nel mio modesto parere, considero degno di essere considerato buona musica.
Spero che i miei consigli possano farvi conoscere artisti e band delle quali ignoravate l'esistenza.
A presto,
Francesco