venerdì 29 gennaio 2010

Wolfmother - Cosmic Egg



I Wolfmother hanno un sacco di detrattori. E un sacco di estimatori.
I detrattori sostengono che siano un gruppo sostanzialmente falso, che suona musica copiata all’inverosimile dagli anni ’70, ai quali loro dicono di ispirarsi, senza però presentare nulla di nuovo o di interessante.
I loro sostenitori, invece, adorano il loro puro hard rock senza fronzoli, che prende il meglio da band come Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath e lo ripropone in chiave moderna, aggiungendo elementi presi da band più attuali, come Queens Of The Stone Age e The White Stripes.
I Wolfmother di questo Cosmic Egg, però, non sono i Wolfmother del precedente disco. Infatti il batterista Myles Heskett e il bassista/tastierista Chris Ross non fanno più parte della band, a causa di attriti insanabili con il frontman, Andrew Stockdale.
Dopo un periodo nel quale pensò di sciogliere definitivamente il gruppo, Stockdale decise di continuare con il nome Wolfmother, reclutando tre nuovi musicisti che lo affiancassero nelle registrazioni di un nuovo album, questo Cosmic Egg.
Quindi cosa è rimasto veramente dei Wolfmother del primo elettrizzante album?
Le radici, innanzitutto. Poi l'ispirazione, il sound e il mood, tutta roba in prestito dai seventies.
L'album inizia con California Queen, che ha un possente riff di basso che ricorda i Queens Of The Stone Age. Un bel pezzo, buono per far capire l'attitudine di questi "nuovi" Wolfmother.
Il pezzo successivo, New Moon Rising, è il primo singolo estratto. Un pezzo brutale, con un ritornello da stadio e le chitarre a farla da padrone. Ha quasi la cattiveria di Dimensions. Quasi.
White Feather sembra una canzone dei T.Rex di Marc Bolan. Assolo compreso. Un irresistibile pezzo semi-funkeggiante che risulta essere uno degli episodi meglio riusciti dell'intero album.
Ma con il passare delle canzoni, purtroppo, si ha la sensazione che Andrew Stockdale e soci abbiano sparato tutte le cartucce troppo presto. Dopo un inizio devastante, l'album si siede un pò troppo, con alcuni pezzi che sembrano addirittura riempitivi.
Le eccezioni sono In The Morning, cavalcata Led Zeppeliana, e la title track, che ridà un pò di brio alla scaletta.
Dalla metà in poi l'album scema incredibilmente, forse anche per scelta del gruppo. Il rock "duro e puro" lascia spazio alla psichedelia per buona parte del lato b di Cosmic Egg.
Il secondo lavoro in studio dei Wolfmother è un buon album, ma le premesse erano ben altre. Cosmic Egg ha alcuni spunti interessanti e alcuni momenti davvero elettrizzanti, ma poi si perde nella mancanza di idee e alternative.
Riff esplosivi e schitarrate cosmiche possono andare bene per un pò, poi però bisogna muoversi, andare avanti.
Credo che i Wolfmother possano e debbano farlo.

Tracklist:
1. California Queen
2. New Moon Rising
3. White Feather
4. Sundial
5. In The Morning
6. 10,000 Feet
7. Cosmic Egg
8. Far Away
9. Pilgrim
10. In The Castle
11. Phoenix
12. Violence Of The Sun


Francesco Ruggeri


martedì 19 gennaio 2010

Cold War Kids - Behave Yourself Ep


I Cold War Kids sono un gruppo pieno di talento. Non solo musicale, ma anche artistico, visuale e intellettuale.
Sono dei bravi ragazzi, educati e puliti, che suonano come una band proveniente dai bassifondi di New Orleans.
O viceversa, se preferite.
Ora, dopo il buono ma non eccelso Loyalty To Loyalty, tornano con un Ep di cinque tracce registrato negli intermezzi dell’ultimo tour.
E posso tranquillamente dire che questo Ep è una delle cose migliori che i ragazzi di Long Beach abbiano mai prodotto.
Senza la pressione di dover registrare un Lp, senza pressioni dall’etichetta, semplicemente scrivendo quello che sentivano lungo la strada, Nathan Willett e compari sono riusciti nell’intento di riproporre le stupende armonie ed emozioni del loro debutto, Robbers & Cowards.
Behave Yourself comincia con Audience, con le classiche liriche acute di Nathan Willett che scandiscono il tempo insieme all’immancabile piano da bordello. L'allegria e il ritmo la fanno da padrone, mentre il testo parla della gioia di suonare anche solo per se stessi.
In Coffee Spoon è Matt Aveiro a farla da padrone. La sua batteria, roboante e precisa, accompagna l'irresistibile riff di chitarra blues di Jonnie Russell, in una canzone elegante e delicata.
Santa Ana Winds è, per così dire, una canzone d'amore. L'amore che hanno per la loro terra d'origine, la California. Ancora la batteria dura e pura di Aveiro in primo piano, un metronomo in carne ed ossa, che sembra spingere gli altri strumenti a fare sempre più baccano, riuscendoci.
I Cold War Kids rappresentano una (purtroppo) ristretta élite di artisti americani che non hanno dimenticato, e non vogliono dimenticare, le origini e le tradizioni, e raramente capita di poter ascoltare musica che affonda le proprie radici nella storia del soul, del blues e del jazz.
Sermons ne è l'esempio: affronta uno dei classici temi dei CWK: la redenzione. “Lord have mercy on me” urla con dolore Nathan Willett, mentre la canzone, come in un canto gospel, cresce di intensità, fino ad una conclusione che porta quasi alle lacrime.
Puro soul bianco, nella sua essenza più genuina.
I trentasette secondi di Baby Boy, una divertente divagazione jazz, chiudono un Ep che speri non finisca mai.
Queste cinque canzoni possono provocarvi una malinconia estrema, ma anche una gioia inspiegabile.
In ogni caso vanno ascoltate.
Ecco cosa ne pensa Nathan Willett:
“These songs were recorded same time between "Loyalty" and now. They didn't belong there but kept hanging around, started trouble, made friends, and insisted their story be heard".
Ecco, ora vi invito ad ascoltarle.
Anzi, insisto.

Tracklist:
1. Audience
2. Coffee Spoon
3. Santa Ana Winds
4. Sermons
5. Baby Boy


Francesco Ruggeri

mercoledì 13 gennaio 2010

Vampire Weekend - Contra

Parliamoci chiaro fin da subito: sono di parte.
I Vampire Weekend mi fanno impazzire, quindi cercherò di essere il più obiettivo possibile.
Tra gli album in uscita nel 2010, sulla mia agenda era uno di quelli segnati in rosso.
L’ho atteso con trepidante speranza, l’ho immaginato meglio del predecessore.
Spesso, troppo spesso, il secondo album di una band si riduce ad un mero confronto con il precedente.
Il solito giochino questa volta non funziona.
Non si può ridurre tutto alla classica domanda: quale dei due è meglio?
Perché anche adesso che l’ho ascoltato quindici volte, non so la risposta a questa (inutile) domanda.
Ma facciamo un passo indietro.
Grazie al loro Lp di debutto, vicino alla perfezione, i Vampire Weekend erano stati accolti nel 2008 come i salvatori della patria. I nuovi geni della musica alternativa.
Recensioni luccicanti. Apparizioni televisive. Festival estivi.
Ma una discreta fetta di critici musicali e di ascoltatori non sono mai riusciti a comprenderli. Il loro, sicuramente originale, mix di indie-pop e influenze africane non è la cosa più facilmente assimilabile che esiste in commercio.
Quindi, se il primo album non vi è piaciuto, questo allo stesso modo non vi farà impazzire.
Partiamo da Horchata, ad esempio.
La prima traccia di Contra, contaminata da ritmi caraibici, è l’anello di congiunzione tra il precedente lavoro e questo. Sono i Vampire Weekend ai quali eravamo abituati.
Ma già dal secondo pezzo, White Sky, si ingrana un'altra marcia. Ezra Koenig canta di passeggiate nei parchi di Manhattan e di visite pomeridiane al MoMa. E quanto vorresti farti un giro con lui. Rostam Batmanglij costruisce un intricato quanto delicato tappeto di tastiere, e i soavi vocalizzi di Koenig chiudono un pezzo splendido.
Holiday è una veloce e divertente variazione punk, con un ritornello irresistibile ed un mood estivo che, in questo periodo di neve e nebbia, non può che fare bene.
California English è un altro pezzo velocissimo, che magari lascia indifferenti ad un primo ascolto, ma che cresce insistentemente con il tempo.
Grazie alla fulminante sequenza dei brani, il disco riesce a coinvolgere facilmente l’ascoltatore, che viene inondato di sensazioni, molto simili a quelle che scatenava il primo album. Freschezza. Originalità. Melodia. Insomma, musica. Ottima musica.
La capacità di produrre musica di questi quattro ragazzi è sorprendente. Prendete Cousins, il primo singolo estratto. Travolgente è l’unica parola che mi viene in mente. Impossibile rimanere fermi ascoltandola. La batteria di Chris Tomson picchia per tutti i due minuti e venticinque secondi di irresistibile delirio.
Diplomat’s Son, oltre a riprendere i tamburi che hanno reso celebre Cape Cod Kwassa Kwassa, è un chiaro rimando a Joe Strummer, così come Taxi Cab e I Think Ur A Contra, tutti riferimenti espliciti a Sandinista!, album dei Clash.
Contra contiene poche chitarre, ha un suono più ovattato e meno pungente del primo album, senza aver stravolto la formula (vincente) di pezzi come Oxford Comma o A-Punk.
C’è un pizzico di Clash.
Ci sono i tanto celebrati beat africani.
Ci sono i testi educati e collegiali di Ezra Koenig.
Non sono cambiati di una virgola, eppure Contra è proprio un bell’album.
O li odi o li ami.
Io continuo ad amarli.
Alla follia.


Tracklist:
1. Horchata
2. White Sky
3. Holiday
4. California English
5. Taxi Cab
6. Run
7. Cousins
8. Giving Up The Gun
9. Diplomat’s Son
10. I Think Ur A Contra

Francesco Ruggeri

domenica 3 gennaio 2010

Best of 2009

Anno pessimo. Musica buona.
Ecco le mie scelte per il 2009.
Ah, dimenticavo: benvenuto 2010.
Era ora, cazzo.

20 Lp dell'anno

1- Phoenix - Wolfgang Amadeus Phoenix
2- Grizzly Bear - Veckatimest
3- Kasabian - West Ryder Pauper Lunatic Asylum
4- Noah And The Whale - The First Days Of Spring
5- The Horrors - Primary Colours
6- Biffy Clyro - Only Revolutions
7- The Veils - Sun Gangs
8- The Boxer Rebellion - Union
9- Manic Street Preachers - Journal For Plague Lovers
10- Jamie T - Kings & Queens
11- Arctic Monkeys - Humbug
12- Them Crooked Vultures - Them Crooked Vultures
13- Julian Plenti - ...is Skyscraper
14- Bob Dylan - Together Through Life
15- Pearl Jam - Backspacer
16- The Decemberists - The Hazards Of Love
17- Various Artists - Dark Was The Night
18- Mumford And Sons - Sigh No More
19- Volcano Choir - Unmap
20- Bon Iver - Blood Bank Ep

si meritano una menzione:
- Editors - In This Light And On This Evening
- The Maccabees - Wall Of Arms
- The Dead Weather - Horehound

50 Canzoni dell'anno

1- Phoenix - 1901
2- The Horrors - Scarlet Fields
3- Grizzly Bear - Two Weeks
4- Kasabian - Fire
5- The Veils - The Letter
6- Arctic Monkeys - Dangerous Animals
7- Grizzly Bear - While You Wait For The Others
8- Mumfors And Sons - Little Lion Man
9- The Boxer Rebellion - Evacuate
10- Biffy Clyro - God & Satan
11- Pearl Jam - Just Breathe
12- White Lies - Farewell To The Fairground
13- Animal Collective - My Girls
14- Phoenix - Lisztomania
15- The National - So Far Around The Bend
16- The Thermals - When I Died
17- Ben Harper & Relentless7 - Shimmer And Shine
18- Manic Street Preachers - Jackie Collins Existential Question Time
19- Franz Ferdinand - Lucid Dreams
20- Jamie T - Sticks 'N' Stones
21- Los Campesinos - The Sea Is A Good Place To Think Of The Future
22- Franz Ferdinand - Ulysses
23- The Maccabees - No Kind Words
24- Arctic Monkeys - Crying Lightning
25- Noah And The Whale - The First Days Of Spring
26- The Big Pink - Dominos
27- Grizzly Bear - Ready, Able
28- Placebo - Ashtray Heart
29- The Dead Weather - Treat Me Like Your Mother
30- Julian Plenti - Games For Days
31- Bon Iver - Blood Bank
32- Peter, Bjorn And John - Nothing To Worry About
33- The Temper Trap - Sweet Disposition
34- Bob Dylan - Beyond Here Lies Nothin'
35- Wolfmother - New Moon Rising
36- The Horrors - Who Can Say
37- Kings Of Convenience - Mrs Cold
38- Death Cab For Cutie - Meet Me On The Equinox
39- Editors - Bricks And Mortar
40- Charlotte Gainsbourg ft. Beck - IRM
41- The Decemberists - The Hazards Of Love 1
42- Kasabian - Underdog
43- Volcano Choir - Island, Is
44- Phoenix - Rome
45- Editors - Papillon
46- Muse - Undisclosed Desires
47- Biffy Clyro - The Captain
48- Them Crooked Vultures - Elephants
49- Silversun Pickups - Panic Switch
50- The Cribs - Cheat On Me

mercoledì 9 dicembre 2009

Biffy Clyro @ Tunnel, Milano 7-12-2009

Dopo le due date da special guests per i Muse, i Biffy Clyro hanno l’opportunità di esibirsi in Italia da protagonisti.
Finalmente, aggiungo io.
La location, il rinnovato Tunnel, è perfetta per i Biffy Clyro. Un palco piccolo e un locale intimo quanto basta per sentirsi davvero vicino alla band.
L’apertura del concerto è affidata ai gallesi People In Planes che, purtroppo per loro, iniziano ad esibirsi davanti a non più di una quarantina di persone. I cinque gallesi, capitanati dal simpatico Gareth Jones, ce la mettono tutta e nonostante lo spazio limitatissimo sul palco e alcuni problemi tecnici riescono ad impressionarmi positivamente, soprattutto con Last Man Standing, singolo tratto dal loro ultimo album, Beyond The Horizon.
Dopo soli venti minuti i People In Planes salutano il pubblico e lasciano il palco ai Biffy Clyro.
Simon Neil e i fratelli Johnston passano attraverso il pubblico per raggiungere lo stage, e dopo un breve saluto in italiano attaccano subito con The Golden Rule, singolo tratto dall’ultimo album, Only Revolutions.
Il volume è altissimo, Simon Neil è nudissimo e come inizio è da strapparsi i capelli, anche perchè come seconda canzone gli scozzesi suonano Living Is A Problem Because Everything Dies, rischiando di far crollare l’edificio.
Alla terza canzone tirano fuori una perla dal loro vecchio repertorio: There’s No Such Thing As A Jaggy Snake, tratta dal loro terzo album, Infinity Land.
I Biffy sembrano in buona forma, i fratelli Johnston sono ritmicamente impeccabili e Simon Neil è…Simon Neil, ovvero un animale da palcoscenico, e oltretutto sembra divertirsi parecchio.
In Who’s Got A Match lascia cantare il ritornello al pubblico, che risponde alla grande.
Il concerto continua ad un ritmo indiavolato fino a Machines, che non mi aspettavo assolutamente e che mi porta quasi alle lacrime per la sua semplice bellezza.
La maggior parte dei pezzi eseguiti dalla band di Ayrshire è tratta dagli ultimi due album, Puzzle e Only Revolutions, anche se vanno a pescare addirittura due brani dal loro Lp d’esordio, Blackened Sky, ovvero Justboy e la meravigliosa 57.
Spogliati dell’orchestra, le canzoni tratte da Only Revolutions rendono addirittura meglio che su disco, rivelando che nonostante le orchestrazioni dell’album i pezzi sono in puro stile Biffy.
Dopo la stupenda ballata God And Satan, ancora un tuffo nel passato, con Glitter And Trauma, poi un finale da lasciare senza fiato con Simon Neil che esclama: “vorremmo suonare ancora, ma questo locale tra poco diventa una discoteca e quindi dobbiamo smettere!”.
The Captain, Semi Mental, Many Of Horror e Mountains vengono eseguite in rapidissima successione per una chiusura davvero con il botto.
I tre ragazzi scozzesi scendono tra il pubblico in tripudio per tornare nel loro tour-bus.
Abbracci, pacche sulle spalle e foto a non finire.
Lungi dalla perfezione artistica e stilistica, i Biffy Clyro quando sono su un palco pensano solo ad una cosa. Suonare il più forte e intenso possibile. Ce ne fossero di band così.
Lunga vita ai Biffy Clyro.

Setlist:
That Golden Rule
Living Is A Problem Because Everything Dies
There’s No Such Thing As A Jaggy Snake
Bubbles
Who’s Got A Match
9/15ths
57
Born On A Horse
Get Fucked Stud
Machines
Now I’m Everyone
Cloud Of Stink
Justboy
Love Has A Diameter
A Whole Child Ago
God And Satan
Glitter And Trauma
The Captain
Semi Mental
Many Of Horror
Mountains


Francesco Ruggeri

sabato 5 dicembre 2009

The Temper Trap - Conditions


Direttamente da Melbourne, surfando sull’hype generato dal singolo Sweet Disposition, in rotazione un po’ ovunque, gli Australiani Temper Trap pubblicano il loro primo lavoro in studio: Conditions.
La band, insieme da pochissimo tempo, è formata da Dougy Mandagi, voce, Lorenzo Sillitto, chitarra, Toby Dundas, batteria e Johnathon Aherne, basso.
Il frontman, Dougy Mandagi, ha dichiarato che le maggiori influenze musicali del gruppo provengono da Radiohead, David Bowie e Arcade Fire, anche se ascoltando l’album nella sua interezza, sembrano più orientati verso un rock alternativo “intelligente”, diciamo alla Coldplay ma con più ritmo.
Molto più ritmo.
Partiamo proprio da Sweet Disposition, che senza dubbio è la traccia trainante dell’intero album. E’ una canzone emozionante, nel vero senso della parola, con un atmosfera davvero intima e avvolgente e non a caso è stata utlilizzata nella colonna sonora del film 500 Giorni Insieme.
Love Lost potrebbe tranquillamente provenire da un disco degli Snow Patrol, con la voce di Dougy Mandagi a farla da padrone sopra ad un orecchiabile motivetto di tastiere.
In Down River si nota di più l’influenza degli Arcade Fire. Infatti compaiono archi, trombe e addirittura uno xilofono, in una canzone decisamente allegra e positiva.
Un po’ in controtendenza la successiva Soldier On, molto più lenta e malinconica.
La traccia comune dell’album è la voce di Dougy Mandagi, che senza fatica si sposta dal falsetto di Sweet Disposition o di Fools ai vocalizzi di Fader, altra traccia musicalmente interessante.
Resurrection mi prende alla sprovvista, con le sue divagazioni elettroniche, e mi stupisce in quanto ad originalità. Una canzone che non avrebbe sfigurato in un album dei Tv On The Radio.
Questo quartetto australiano ha sfornato un album davvero interessante, completo e valido dal punto di vista musicale.
La loro capacità di variare da canzoni che sembrano scritte per i telefilm adolescenziali, a brani vibranti e incalzanti come Science Of Fear, o la conclusiva e strumentale Drum Song, è davvero da applausi.
Il talento è abbondantissimo, hanno già una buona base di fan e un singolo strepitoso per radio.
Insomma, ne sentiremo sicuramente riparlare.

Tracklist:
1. Love Lost
2. Rest
3. Sweet Disposition
4. Down River
5. Soldier On
6. Fader
7. Fools
8. Resurrection
9. Science Of Fear
10. Drum Song


Francesco Ruggeri

The Cribs - Ignore The Ignorant

Ritornano i fratelli Jarman, due anni dopo il successo di “Men’s Needs, Women’s Needs, Whatever”, e lo fanno con un grande cambiamento nella loro formazione: Johnny Marr alla chitarra.
Ebbene si, l’ex Smiths Johnny Marr, dopo l’impegno con i Modest Mouse, ha deciso di lavorare con i The Cribs.
Scioccati?
Inizialmente anch’io, non lo nascondo, soprattutto quando ho letto che Johnny Marr è diventato un membro dei The Cribs a tempo pieno; cioè non solo per questo album, ma anche per il successivo tour e per i prossimi lavori in studio della band proveniente dallo Yorkshire.
Dai Cribs mi aspetto un album veloce e diretto. Motivi orecchiabili e canzoni semplici.
Invece mi accorgo che la mano del vecchio marpione Marr si sente, fin dalla traccia iniziale, We Were Aborted, che è una classica canzone a là Cribs, ma con più corpo, più suono, più “chitarra”.
Il primo singolo, Cheat On Me, è una canzone spudoratamente radiofonica, ma dopo averla ascoltata, provate a non canticchiarne il ritornello.
Arrivando alla traccia numero quattro, City Of Bugs, si riconosce il tentativo dei giovani Jarman di dimostrare di essere cresciuti, e di essere pronti a scrivere canzoni serie. Un testo cupo, una melodia che non ti aspetteresti mai dai Cribs e la sensazione di quello che (facilmente) potrebbero diventare: una band da stadio, cosa che per fortuna non sono ancora.
Riescono meglio le canzoni che si discostano meno dal loro “stile”, come Emasculate Me o Hari Kari, dove la chitarra di Johnny Marr sembra quasi superflua.
Altri brani, come Last Year’s Snow, il secondo singolo We Share The Same Skies e soprattutto Save Your Secrets, sembrano canzoni degli Smiths senza la voce di Morrissey.
Ignore The Ignorant, che da il titolo all’album, parla dell’indignazione dei fratelli Jarman nel vedere il partito di estrema destra BNP vincere le elezioni nella loro Wakefield. Il testo politico, la chitarra incalzante e la rabbia espressa nella sua interezza dalla canzone, la rendono la migliore dell’album.
Una maliconica storia di solitudine travestita da ballata, Stick To Yr Guns, chiude questo Ignore The Ignorant, che è un buon disco, ma riuscito solo a metà.
Non ci sono grossi difetti, la presenza di Johnny Marr si è sentita, ma in maniera adeguata e i Cribs non hanno snaturato troppo il loro sound, come altre band indie hanno (purtroppo) fatto quest’anno.
Però non è il loro miglior album, non ci sono canzoni che vi rimarranno impresse (a parte Cheat On Me), e probabilmente molta gente continuerà ad ascoltare i “vecchi” Cribs di Mirror Kissers.
Me compreso.

Tracklist:
1. We Were Aborted
2. Cheat On Me
3. We Share The Same Skies
4. City Of Bugs
5. Hari Kari
6. Last Year’s Snow
7. Emasculate Me
8. Ignore The Ignorant
9. Save Your Secrets
10. Nothing
11. Victim Of Mass Destruction
12. Stick To Yr Guns


Francesco Ruggeri