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venerdì 17 luglio 2009

Ben Harper & Relentless7 - White Lies For Dark Times


Torna Ben Harper, con un gruppo di accompagnamento nuovo di zecca: i Relentless7.
Messi da parte gli Innocent Criminals, Ben ha messo insieme questo gruppetto di rockettari Texani di Austin, trasferiti a Los Angeles, e ci ha fatto un disco insieme.
E il risultato si sente.
E’ a dir poco palese l’influenza dei nuovi compañeros nel sound di Ben Harper, che in quest’album è decisamente esplosivo.
Più chitarre, più rock, più distorsione, più eccitamento, più velocità. E’ davvero una bella svolta per Ben, considerando che pur essendo tutti dei buoni lavori, gli ultimi album sembravano aver perso il mordente dei primi capolavori assoluti, come Welcome To The Cruel World e The Will To Live.
L’album inizia con Number With No Name, che è una tipica canzone blues di Ben Harper, però la chitarra di Jason Mozersky si fa sentire, alza il suo volume, è lei la vera protagonista.
Così come nel singolo che ha trascinato l’album in vetta alle classifiche in mezzo mondo, Shimmer & Shine, che ha uno stupendo attacco di batteria di Jordan Richardson, e che poi viene accompagnata dal riff irresistibile di chitarra Harper/Mozersky.
Non mancano tuttavia le ballate che lo hanno reso celebre: Skin Thin riporta alla mente la sua anima soul, e la traccia finale, Faithfully Remain, delicatissima canzone che parla di divorzio e di tradimento, spezzerà i cuori delle fanciulle all’ascolto.
I testi, scritti interamente da Ben Harper, parlano di disillusione, rabbia e odio, ma il sound che accompagna queste parole si rivela assolutamente perfetto, bilanciando bene le sensazioni di sconforto e di eccitazione.
Forse con questo gruppo, Ben Harper ha trovato la sua vera realtà, la sua sinergia, la sua identità. Perché se vi è capitato di vederlo dal vivo, saprete bene che in concerto si trasforma e diventa un uragano di energia, di anima e di musica.
Questo disco è riuscito a catturare una piccola parte del Ben Harper travolgente e coinvolgente che possiamo ammirare live, soprattutto grazie ai suoi nuovi compagni di avventura Texani, che con il loro bollente blues da deserto hanno rianimato e reso questo White Lies For Dark Times un grande disco.

Tracklist:
1. Number With No Name
2. Up To You Now
3. Shimmer & Shine
4. Lay There & Hate Me
5. Why You Must Always Dress In Black
6. Skin Thin
7. Fly One Time
8. Keep It Together (So I Can Fall Apart)
9. Boots Like These
10. The Word Suicide
11. Faithfully Remain


http://www2.troublezine.it/reviews/11720/ben-harper-the-relentless7-white-lies-for-dark-times

Francesco Ruggeri

The Dead Weather - Horehound


Tutto quello che Jack White tocca, diventa oro.
Dopo i White Stripes, i Raconteurs, dopo aver prodotto dischi country a Loretta Lynn, dopo aver partecipato alla colonna sonora dell’ultimo film di James Bond, Jack si è dato a questo (ambizioso) progetto: un supergruppo che comprende Alison Mosshart dei The Kills, il socio bassista Jack Lawrence dei Raconteurs e il tastierista-chitarrista-tuttofare dei Queens Of The Stone Age, Dean Fertita.
In questo caso però Jack White abbandona la chitarra e (in teoria) il posto di leader del gruppo, accomodandosi nelle retrovie, alla batteria, lasciando nel ruolo principale Alison Mosshart.
Ma fin dal primo accordo della prima canzone, 60 Feet Tall, si sente la mano del buon vecchio Jack, in un crescendo blues-rock che da subito rende l’idea di come sarà questo Horehound.
La seconda traccia e primo singolo estratto, Hang You From The Heavens, potrebbe passare tranquillamente come una canzone dei White Stripes, con un riff infuocato e ipnotico e White che ci mette del suo alla batteria.
La migliore canzone dell’album, o forse la più rappresentativa del sound che i Dead Weather vogliono esprimere, è il secondo singolo, Treat Me Like Your Mother. Quattro minuti di adrenalina rock’n’roll, con un duetto tra White e la Mosshart, che sembrano sfidarsi a duello per la leadership del gruppo.
Ascoltando l’album si ha la sensazione di attraversare tutte le sfaccettature del blues, del rock e delle sue radici, come in Rocking Horse, sporca e desertica, oppure in New Pony, cover di Bob Dylan, che viene stravolta fino a suonare come i Led Zeppelin. In Cut Like A Buffalo ritorna l’organetto Hammond tanto caro a Jack White, in una canzone curiosamente funkeggiante, mentre la strumentale 3 Birds sembra la colonna sonora di un episodio di Starsky & Hutch.
C’è varietà, c’è qualità, c’è sano rock’n’roll in questo disco e, soprattutto, ci sono Jack White e il suo spropositato talento.
L’album si conclude con la lenta e fumosa Will There Be Enough Water, apoteosi dell’anima Blues di Mr. White, un mostro sacro del Rock di oggi.

Tracklist:
1. 60 Feet Tall
2. Hang You From The Heavens
3. I Cut Like A Buffalo
4. So Far From Your Weapon
5. Treat Me Like Your Mother
6. Rocking Horse
7. New Pony
8. Bone House
9. 3 Birds
10. No Hassle Night
11. Will There Be Enough Water

Francesco Ruggeri